L’orto giardino della memoria
“Quando il giardino della memoria inizia a inaridire, si accudiscono le ultime piante e le ultime rose rimaste con un affetto ancora maggiore. Per non farle avvizzire, le bagno e le accarezzo dalla mattina alla sera: ricordo, ricordo, in modo da non dimenticare”.
Orhan Pamuk
È il tempo il vero lusso dei nostri giorni. Un tempo che si fa memoria, dove cullare i momenti più cari e custodire il ricordo delle persone amate, proteggendo dall’oblio gesti e tradizioni antiche.
Nel cuore della Tuscia viterbese, questo legame con la terra e con le radici contadine non è solo un ricordo, ma prende forma e anima nel progetto di un inedito orto-giardino, concepito come un cammino dell’anima; un percorso sensoriale scandito da sculture in peperino che sembrano sussurrare emozioni riemerse dal passato. Un’oasi di pace, un rifugio segreto concepito quale atto d’amore verso una persona cara che non c’è più.
Il progetto:
Sul terreno che un tempo vedeva le mani di un padre curare i solchi della terra, oggi sorge un orto-giardino che meraviglia e incanta segnato da sculture in peperino, tra piante rigogliose, siepi e cespugli, custode eterno di una memoria che continua a fiorire.
Alle prime luci del mattino, il fruscio dolce delle foglie accarezzate dalla brezza leggera, spezza il silenzioso flusso dei ricordi.

Mentre i raggi del sole baciano i fiori appena sbocciati e rendono più rossi i primi pomodori; degli occhi scolpiti, avvolti in una siepe di ampelopis, augurano il buongiorno invitando gli animi sensibili al ricordo.

Ed è facile ritrovare quella persona cara nel suo posto, nel suo rifugio, immerso nelle sue passioni, nel suo angolo di paradiso che amava far conoscere e far apprezzare con i suoi raccolti, i suoi colori e i suoi fiori.

L’orto-giardino: le sculture in peperino
Camminando nel giardino, si trovano diverse sculture, tra queste, avvolta da una siepe di Ampelopis, una grande “Bocca della verità” a voler rappresentare la purezza d’animo di chi visita questo luogo magico.

Proseguendo, tra le altre piante e dai fiori colorati, una siepe di Perovskia atriplicifolia fa intravedere una lepre in peperino.


Un modo per contaminare lo spazio e ricordare i suoi aneddoti e la fauna che nel tempo ha popolato questo territorio, rendendo lo spazio ancora più vivo.

L’ingresso nell’orto
La scala in pietra che rappresenta il vero ingresso nell’orto-giardino è colorata dai grandi fiori viola intenso di Platycodon grandiflorus o Campanula grandiflora.

Qui, i suoi due grandi occhi, scolpiti ed avvolti in una siepe di Ampelopis o vite del Canada, vegliano nella parte a lui più cara.

Nell’orto il rosso dei pomodori si alterna all’arancio dei fiori di zucca e al viola dei fiori di carciofo.


Il silenzio e la luce colorano questo quadro nelle diverse ore della giornata e durante i mesi dell’anno, anche se il momento migliore per addentrarvisi è l’alba. Quando la luce calda illumina le foglie e il giardino si ridesta.

L’orto perimetrale con bordi fatti in pietra di peperino vede l’alternarsi delle vasche circondate da prato verde, creando una continuità con le zone dove si trovano le piante da frutto e i percorsi che conducono al “casaletto”, il luogo dove tagliava e preparava le sue verdure.
L’orto-giardino: il casaletto esibisce i segni del tempo passato
Un luogo di ricordi e tradizioni che riporta indietro nel tempo…

La sua giacca e il cappello sono lì, appesi, nel “casaletto“ dove amava lavorare le verdure fresche dell’orto.

Delle tracce che si mescolano tra loro, segni del tempo e di un tempo passato, trascorso, vissuto che si ritrovano non solo sui muri, ma su un quadro realizzato da legno di recupero dove sono evidenti delle incisioni lasciate da utensili che hanno impresso le loro lavorazioni
I suoi canestri e il suo setaccio sono ancora lì, eppure tutto è cambiato.

Particolare la targa che si trova esposta in un muro di tufo. La parte sinistra realizzata nel ’73, mentre la parte destra, recuperata e di recente costruzione reca al centro “Nulla tenaci invia est via”, il concetto che riassume quanto fatto negli anni e che questa persona ha sempre trasmesso e voluto trasmettere. “Per il tenace, nessuna strada è impercorribile”.

Testo: Silvia Cutuli
Ph: ©Mauro Burchiani
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